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Racconti del birraioSbarbina, La Session IPA che non riesce a stare ferma

19 Giugno 2026

Enrico il birraio racconta come è nata la nostra session IPA

Ci sono birre che nascono per seguire una ricetta. E poi ci sono birre che nascono per seguire un’idea.

La nostra Sbarbina appartiene decisamente alla seconda categoria. La nostra Session IPA: chiara, fresca, profumata, leggera nei gradi alcolici ma piena di carattere. Una birra che gioca tutto sull’equilibrio tra bevibilità e luppolo, con aromi che spaziano dalle note tropicali agli agrumi, passando per sentori floreali e frutta a polpa bianca.

Ma soprattutto è una birra che invita a un altro sorso. E poi a un altro ancora.

Cos’è una Session IPA?

Una Session IPA è una birra che mantiene gli aromi intensi e luppolati tipici delle India Pale Ale, ma con una gradazione alcolica più contenuta. Il risultato è una birra fresca, profumata e facile da bere, perfetta per chi cerca il carattere di una IPA senza la sua intensità alcolica.

Una birra nata al momento giusto

Tondo spina Sbarbina

La storia di Sbarbina inizia nell’estate del 2017. Se Sbarbina avesse una colonna sonora, sarebbe Sono un ribelle mamma degli Skiantos. Non solo perché il suo nome nasce da un celebre verso della band bolognese. Ma perché, in fondo, Sbarbina continua a fare quello che ha fatto fin dal primo giorno: uscire dagli schemi: Provare strade nuove, cambiare senza perdere la propria identità, restare leggera, libera e un po’ ribelle.

Proprio come le migliori giornate passate a Bologna.

In quegli anni avevamo realizzato per un locale bolognese due birre chiare, leggere e molto luppolate. Birre semplici, dirette e incredibilmente beverine, che avevano raccolto un entusiasmo inaspettato. Erano birre pensate per accompagnare le giornate più calde: profumate, fresche, con un amaro gentile capace di invogliare continuamente la bevuta. Quando arrivò giugno, la domanda fu quasi inevitabile: “E se ne facessimo una tutta nostra?”

Fu così che nacque l’idea di Sbarbina.

Bologna, i primi caldi e la voglia di stare insieme

Se dovessimo immaginare Sbarbina fuori dal bicchiere, probabilmente la vedremmo passeggiare per Bologna. Magari a maggio, quando l’università sta per finire e le giornate iniziano ad allungarsi.

Oppure a settembre, quando il caldo lascia spazio alle prime sere piacevoli e la città torna lentamente a riempirsi. Senza fretta. Senza troppi pensieri. Proprio come questa birra. Una di quelle persone che riescono a mettere tutti a proprio agio, che arrivano leggere e lasciano il segno senza fare rumore.

La ribellione dei luppoli

All’epoca il mercato stava cambiando. Le IPA molto alcoliche continuavano a piacere, ma cresceva la richiesta di birre più leggere, più immediate, più facili da bere senza rinunciare all’intensità aromatica del luppolo. Sbarbina nasce anche da questa intuizione.

Per la prima ricetta scegliemmo due varietà allora poco conosciute: Calypso ed El Dorado. Una piccola scommessa. E forse è proprio qui che emerge il suo lato più ribelle. Perché mentre molte delle nostre birre seguono ricette consolidate nel tempo, Sbarbina è diventata il laboratorio dove sperimentare.

Negli anni è stata la birra attraverso cui provare nuovi luppoli, testare combinazioni inedite e scoprire varietà che sarebbero poi diventate protagoniste della scena brassicola internazionale. Ancora oggi mantiene questa vocazione. Tre luppoli restano fissi a definire la sua identità. Un quarto cambia di volta in volta, permettendoci di esplorare nuove sfumature aromatiche senza perdere il carattere che l’ha resa riconoscibile. Una birra che evolve continuamente, pur restando sempre sé stessa.

Non c’è stata una presentazione ufficiale. Nessun grande lancio. Solo una delle prime produzioni portata al Brewpub DLF e condivisa con un gruppo di amici. “Buonissima.”, “Ne voglio un’altra.”, “Prendiamo una brocca.” Per chi produce birra, ci sono pochi complimenti più sinceri di questi.

Cosa aspettarsi dal primo sorso

Prima ancora del gusto, arrivano i profumi. Tante note tropicali: agrumi, fiori. frutta a polpa bianca. Aromi che anticipano una bevuta fresca e scorrevole. Poi arriva il sorso: pulito, leggero, equilibrato. Il luppolo accompagna senza invadere, lasciando spazio a quella sensazione che per noi conta più di tutte: la voglia di berne ancora.

Sbarbina in breve

Stile: Session IPA
Gradazione alcolica: 4,5% vol.
Caratteristiche: fresca, luppolata, tropicale, agrumata e altamente beverina
Perfetta per: aperitivi, giornate estive, serate tra amici e tutte quelle occasioni in cui una pinta sola rischia di non bastare.

Illustrazioni: Andrea Niccolai
Articolo a cura di Sophie Echeverry e Michele Cattani

 

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